I morti per Covid-19 non sono di più

E’ probabile che i dati sui morti per Coronavirus in Italia siano inferiori a quanto riferito dalla Protezione Civile, che comunque nei suoi comunicato stampa aggiunge sempre la postilla “questo numero potrà essere confermato solo dopo che l’Istituto Superiore di Sanità avrà stabilito la causa effettiva del decesso”.

Partendo da due fonti, l’SISMG (Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera) l’ISTAT, ho confrontato la mortalità media di marzo negli ultimo anni con quella del marzo 2020.

Secondo il rapporto del SISMG del 7 aprile, l’incremento dei decessi nelle città campione nel nord sarebbe 3.590. Le città campione comprendono tutte le grandi città del nord e rappresentano il 36% della popolazione in Nord Italia. Quindi estrapolando il dato dell’incremento dei decessi per tutto il Nord Italia nel mese di marzo 2020 dovrebbe essere 9.972.

Il 1 aprile il rapporto giornaliero della Protezione Civile indicava in 13.155 i morti per Covid-19, di cui 11.170 in Nord Italia. Quindi circa 12% in più dell’incremento di decessi registrato dall’SISMG, rispetto ai cinque anni precedenti. Il rapporto completo del SISMG è reperibile qui.

Secondo i dati ISTAT l’aumento della mortalità totale tra il 1° marzo e il 4 aprile sarebbe “almeno il 20 per cento” rispetto alla media osservata in Italia per lo stesso periodo nel quinquennio 2015-2019 (fonte). La mortalità totale dello stesso periodo nell’anno precedente è di circa 65.000 morti. Il 20% sarebbe 13.000, in linea con quanto riferito dalla Protezione civile.

Si tratta di dati incompleti e provvisori, tuttavia sufficienti per stimare che i decessi per Coronavirus non sono superiori a quanto riportato dalla Protezione Civile, e forse sono addirittura inferiori.

Aggiornamento del 28 aprile 2020: Su questo argomento è uscito un interessante articolo di Matteo Villa su ISPI che giunge a conclusioni diverse: le morti per Coronavirus in Italia nel periodo 1 marzo 4 aprile 2020 sarebbero sottostimate del 25%.

Considerazioni sulla pandemia Covid-19

Ancora è presto per comprendere la crisi mondiale che ci sta colpendo, la marea di informazioni che riceviamo quotidianamente, quasi minuto per minuto, sono incomplete, poco affidabili a volte contradittorie. Tuttavia ci sono alcuni punti che si stanno chiaramente delineando:

  1. L’imprevedibilità della storia. Abbiamo letto migliaia di libri, saggi, articoli ed ascoltato filosofi, storici, giornalisti, saggisti, che ci hanno prospettato vari, a volte contrastanti scenari del futuro. Nessuno, mi sembra, aveva previsto l’entità della catastrofe che stiamo vivendo. Persino il celebrato storico Yuval Noah Harari, autore di bestseller con milioni di copie vendite, aveva sentenziato la fine delle grandi epidemie grazie all’avvento dell’igiene, gli antibiotici, le vaccinazioni. Invece eccoci a far fronte ad una pandemia di dimensioni impensabili.
  2. I limiti delle globalizzazione. Avevamo insieme già discusso lungamente dei danni provocato della globalizzazione finanziaria, che ha consentito a sempre meno miliardari di spostare rapidamente i loro patrimoni in giro per il mondo, arricchendosi sempre di più a scapito del resto della popolazione mondiale, soprattutto la classe media dei paesi avanzati. Ma non avevamo previsto una catastrofe di questa entità causata dalla libera circolazione delle persone. E’ vero, anche nel Trecento ci fu la pandemia della peste nera. Si era diffusa dalla Mongolia, poi alla Cina, alla Siria, alla Turchia, da lì alla Sicilia e poi in tutta l’Europa, decimandone la popolazione. Ma ci mise quattro anni. Noi siamo solo al quarto mese della pandemia, ed ormai è già un disastro mondiale. Una accelerazione dovuta ai passeggeri di migliaia di aerei in continuo frenetico spostamento da un paese all’altro, da un continente all’altro. Una frenesia che si è arrestata di colpo.
  3. I limiti della tecnologia. Viviamo nell’era dell’intelligenza artificiale, delle biotecnologie, dei satelliti che osservano continuamente la terra dallo spazio, della connessione globale. Ma queste tecnologie avanzatissime nulla hanno potuto per fermare l’avanzare della pandemia (con eccezione della Cina e dalla Corea del Sud). In Europa siamo dovuti a tornare ad una tecnica primitiva e rozza, che risale al Seicento: la quarantena, ossia tenere le persone chiuse in casa.
  4. Il colpo di coda della selezione naturale. Il virus che causa la pandemia Covid-19 colpisce soprattutto le persone deboli, malate, gli anziani. Mi sembra un ritorno inaspettato delle leggi di selezione degli esseri viventi nelle condizioni di vita selvatica studiate da Charles Darwin, leggi che l’essere umano pensava di avere definitivamente superato.